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12 febbraio 2007

Prodi in visita in India per rilanciare la cooperazione

«Si gioca in Asia il futuro dell'Italia, delle nostre nuove generazioni». Questa frase racchiude il senso e l'importanza della nuova visita in Asia - dopo la Cina questa volta in India - di Romano Prodi, una missione di cinque giorni alla ricerca di una nuova partenza per il «sistema Italia» in un'area da anni trascurata e ricchissima di nuove opportunità.

AD Asia Manufacturers guarda con interesse e curiosità a quest'iniziativa di governo e confindustria nella speranza che anche il nostro paese si "svegli" e cominci a percorrere quelle strade che portano verso l'inevitabile e ormai concreta realtà dei mercati globali e dell'economia gestita su scala intercontinenatle, mondiale. In questo percorso l'Italia è in ritardo, se non fanalino di coda, rispetto agli altri paesi europei e realtà imprenditoriali come AD Asia Manufacturers sono estremamente rare proprio per il fatto che in questi anni le imprese si sono dovute muovere autonomamente e senza nessun supporto da parte di enti e istituzioni, piuttosto penalizzate da dazi e rallentamenti doganali.

Non a caso il premier viene seguito in questo tour nei quattro angoli dell'India da fitta schiera di imprenditori di PMI guidati dal presidente della Confindustria Luca di Montezemolo. Dopo un analogo viaggio in Cina, tocca ora all'India dei miracoli e delle contraddizioni, un Paese di oltre un miliardo di persone dove tra enormi bacini di povertà sta crescendo rapidamente una classe media da standard occidentali che forma un bacino di potenziali compratori di circa 200 milioni di persone.

Si tratta, ha spiegato Prodi, della «grande sfida del futuro»; una sfida alla quale, «l'Italia è arrivata impreparata». Per cui, è il messaggio che l'esecutivo sta lanciando, è giunta l'ora di recuperare il tempo perduto. Romano Prodi ha spiegato come l'obiettivo di questi viaggi «è proprio quello di preparare l'Italia, i nostri imprenditori e i nostri cittadini alla grande sfida che questi Paesi rappresentano. Il dinamismo straordinario dell'India, ad esempio, sta cambiando il mondo; e non si tratta solo di opportunità economiche ma anche di un investimento politico a breve termine in un mondo che sta cambiando e si presenta sempre più "multipolare"».

Infatti avere Cina ed India «pienamente democratiche e cooperative è una grande garanzia per la pace di tutto il mondo», ha osservato Romano Prodi in uno dei suoi incontri odierni con gli imprenditori indiani ed italiani. «Non dobbiamo avere paura del nuovo», ha detto in sostanza il premier, spiegando più e più volte che non è con il protezionismo che si regge la concorrenza di Paesi che, nel bene e nel male, sono «il motore» della crescita mondiale.

21 dicembre 2006


AD Asia Manufacturers
augura a tutti
Buone Feste
e un 2007
ricco di soddisfazioni!

06 novembre 2006

Shopping Bags Naturali

23 ottobre 2006

Approfondimento sulla Juta (1). La Fibra, coltivazione e raccolta.

A partire da questo post e per i prossimi mesi la divisione Merchandising di AdAsia si occuperà di redigere una serie di approfondimenti sulla juta, andando a realizzare un’indagine a 360° sulle qualità e le caratteristiche naturali e tessili della ‘Golden Fiber’.

Il primato di produzione tessile mondiale spetta attualmente ai Paesi Asiatici. All’interno di questo panorama in cui sono coinvolte fibre e tessuti di ogni genere, naturali ed artificiali, tradizionali e moderni, le rive del fiume Gange continuano ad offrire alle popolazioni che vi si affacciano continui raccolti di Corchorus da cui si ricava la fibra di juta, una pianta ed una fibra che rispecchiano perfettamente la tradizione, la filosofia e la cultura dell’India.

Coltivazione della juta
L’India è il maggior esportatore mondiale di juta (fibra tessile naturale ricavata dalle piante Corchorus). La produzione mondiale di juta è concentrata nel Delta del Gange, il fiume sacro che è al centro della millenaria tradizione e religione indiana.
La condizione climatica ideale per la crescita e la coltura della juta si presenta nella stagione dei monsoni (clima caldo-umido) con temperature variabili tra 20 e 40 °C ed una percentuale di umidità relativa pari al 70%-80%. Per la crescita della pianta è necessaria una piovosità settimanale di almeno 5-8 cm. Una volta effettuata la semina, in 4 mesi le piante raggiungono una altezza di circa 15-20 cm e prima della fioritura inizia la raccolta. I gambi vengono tagliati alla base quindi aggregati e immersi in acqua a macerare per circa 20 giorni. Questo processo ammorbidisce i tessuti e rompe il legame duro della pectina fra la rafia ed il fusto della juta e consente la separazione delle fibre.
La fibra di juta viene ricavata dalla struttura lignea della pianta (fusto) difficilmente intaccabile da insetti e parassiti: pertanto non è necessario utilizzare pesticidi chimici di alcun genere. Le fibre ricavate dal gambo vengono lavate in acqua corrente e stese per l’asciugatura. Dopo 2-3 giorni di essiccamento, le fibre sono legate nei pacchi. Inizia quindi il processo di filatura.

Come si presenta la fibra di juta
La fibra di juta può presentarsi di colore bianco, giallognolo o bruno.
Le varietà qualitativamente più valide sono Chorchorus olitorius (lustro dorato) e Corchorus capsularis (lustro biancastro). Ha un aspetto ruvido al tatto.
È la fibra naturale soprannominata per antonomasia “fibra dorata” (golden fiber). Le fibre più fragili e corte sono utilizzate per produrre una tela di juta denominata Hessian.

Caratteristiche tecniche
La iuta è una fibra altamente igroscopica e pertanto ha una elevata proprietà di assorbire l’umidità atmosferica per combinazione chimica o per assorbimento superficiale. Inoltre è una fibra con buona tenacità e quindi elevata resistenza alla trazione. Una volta bagnata però perde di tenacità e si rompe con una leggera pressione deteriorandosi velocemente. Il colore naturale degrada con il tempo, la luce solare, l’acqua, gli acidi, gli alcali ed il candeggiante. Presenta una bassa resistenza alla luce solare, ai microrganismi ed agli insetti. È resistente agli alcali ed agli acidi diluiti, viene invece degradata dagli acidi concentrati.
Resistenza all'umidità = 13.75%
Allungamento = 1.7% (asciutto) pertanto ha bassa estensibilità.
La juta è biodegradabile e riciclabile al 100%.
Da un’analisi microscopica risulta che le fibre di juta sono irregolari e lunghe con un lumen visibile.
La lunghezza della fibra è compresa tra 4 e 10 piedi (da 1,5 a 3 m).
La larghezza della fibra è compresa tra 7 e 18 micron.
La sezione trasversale è poligonale con 5 o 6 lati.
Composizione: di cellulosa (69%), lignina (18-20%) e anidride uronica (4.5%).

Michela Maule – Merchandising Department
m.maule@adasiamanufacturers.com

19 ottobre 2006

Un ponte tra Roma e Hanoi (Vietnam)

Le relazioni economiche e commerciali che sempre più stanno prendendo piede fra i paesi dell’Occidente e quelli dell’Estremo Oriente (in particolare con il colosso Cina ma non soltanto) sono sottolineati a livello istituzionale dal crescente numero di contatti, visite di stato, accordi internazionali, nascita di organismi sovranazionali a cui assistiamo con sempre maggior frequenza con il passare degli anni e, “a vista d’occhio”, mese dopo mese.

In questo contesto noi di AD Asia Manufacturers, orgogliosamente, crediamo di poterci a buon diritto considerare dei pionieri delle tendenze culturali e di mercato e dell’atteggiamento di collaborazione che sembrano pian piano imporsi nei rapporti tra la realtà europea, e italiana in particolare, e quella dei sempre più emergenti paesi asiatici.

Questa tendenza si concretizza non soltanto attraverso i blasonati viaggi diplomatici dei capi di stato e dei rappresentanti delle grandi potenze nazionali, ma soprattutto attraverso il lavoro quotidiano dei singoli imprenditori e delle piccole realtà locali. In questa ottica di sviluppo “dal basso”, ma che di certo sarebbe favorito da un appoggio “dall’alto”, si colloca perfettamente questa proposta recentemente presentata da Enrico Gasbarra, presidente della Provincia di Roma: costituire una casa di Roma ad Hanoi e una casa vietnamita nella Capitale. Due centri polifunzionali interrelati che siano punto di riferimento per gli imprenditori nelle loro attività internazionali e di coordinamento per i programmi economici ma anche culturali. L’iniziativa nasce dall’incontro della Provincia di Roma con una delegazione della Camera di Commercio vietnamita e con il convinto appoggio della sezione laziale di Confindustria attraverso l’interessamento del presidente Giancarlo Elia Valori. «Questo accordo – ha dichiarato Gasbarra - grazie anche alla disponibilità di Sviluppo Lazio e della Camera di commercio vietnamita sarà un utile punto d'appoggio per gli imprenditori dei due Paesi».

Un’azienda come AdAsia, che da anni stringe relazioni con realtà vietnamite, guarda con molta curiosità ed interesse a quest’iniziativa e a tutte quelle iniziative il cui obiettivo sia quello di creare un ponte solido che favorisca la crescita di queste relazioni. Un ponte che funga da supporto a quegli imprenditori, pionieri come dicevamo, coma Andrea Dolcemascolo che in questi anni hanno messo in gioco tutte le proprie risorse e competenze inseguendo un progetto fondato su serietà, dedizione e rispetto dei propri interlocutori, sviluppando preziose relazioni commerciali ma anche personali e culturali tra l’Europa, e più specificamente l’Italia, e i paesi dell’Estremo Oriente che sempre di più si impongono come leaders sui mercati globali.

Massimo Basile - ICT Manager
m.basile@adasiamanufacturers.com

11 ottobre 2006

Shipping internazionale: revisione trimestrale dei noli mare

Con effetto dal 1 Ottobre 2006, in merito alla revisione trimestrale dei noli mare, le principali compagnie di navigazione hanno ufficialmente annunciato un incremento dei costi .

L'incremento costi dei noli mare sarà di Usd 150/te. Come sempre succede in questi casi, AdAsia sta trattando con i Vettori, attraverso il proprio spedizioniere, allo scopo di ridurre quest'aumento. Seguiranno ulteriori sviluppi e aggiornamenti.

AdAsia - comunicato stampa
pressroom@adasiamanufacturers.com

28 settembre 2006

Al SANA si misura la crescita dell’economia responsabile

La fiera Sana di Bologna, 18° Salone Internazionale del Naturale, si è confermata nel 2006 come uno dei punti di riferimento, in Europa e non solo, per quanto riguarda ecologia e ambiente, un appuntamento fondamentale per far incontrare fra loro e con il pubblico le aziende sensibili alle tematiche ambientali, ma anche per metterle in contatto con enti, istituzioni pubbliche e associazioni ambientaliste.

La fiera, conclusasi domenica 10 settembre, ha registrato 67.000 visitatori totali e ben 950 giornalisti accreditati (di cui 90 esteri) nel corso delle 4 giornate di manifestazione, a dimostrazione del forte interesse mediatico verso le tematiche ecologiche e naturali. La crescente internazionalità della fiera è invece evidenziata dal sensibile incremento delle presenze estere, pari a 4.000 operatori contro i 3.500 dell’edizione 2005 (+14%). Gli espositori esteri sono stati 400 sui 1.500 totali.

In quanto vetrina del naturale a 360 gradi il Sana ha offerto la possibilità di dialogare fra loro ad aziende che magari provengono da settori e realtà molto diverse, ma che sulla base di obiettivi ed etiche professionali condivise, hanno individuato o scoperto sinergie e possibilità di cooperazione, come nel caso di AdAsia che nei quattro giorni di fiera ha incontrato interlocutori provenienti da ogni settore (agroalimentare, editoriale, erboristico, edile, alberghiero, pubblicitario ecc.) e da paesi ed aree geografiche diverse, come ad esempio il Sud America. Sicuramente l’occasione è stata proficua per mettere a frutto le diverse pianificazioni aziendali, ma contestualmente è servita per scoprire tante nuove e inaspettate opportunità, anche grazie all’International Business Area, lo spazio riservato agli incontri e agli scambi commerciali tra gli espositori e operatori provenienti da tutto il mondo.

L’importanza di settore del Sana, oltre che dai numeri, è dimostrata anche dalle tante personalità politiche che hanno voluto essere presenti alla sua inaugurazione: i ministri De Castro e Pecoraro Scanio, il sindaco di Bologna Cofferati e delegazioni da province e regioni di tutta Italia. I temi della fiera, emersi anche dai numerosi incontri, seminari e dibattiti tenutisi al suo interno, benché incentrati sull’alimentazione biologica e sull’erboristeria e medicina naturale, hanno comunque messo in evidenza l’esigenza di diffondere una cultura ecologica e rispettosa dell’ambiente da parte di tutti e anche nelle abitudini quotidiane. Il che significa anche creare un mercato attento a certe tematiche che incontri la sensibilità di quei consumatori moderni sempre più motivati a compiere scelte sostenibili. E se questa tendenza deve consolidarsi sul mercato e il territorio italiano, è indispensabile che aziende e addetti ai lavori abbiano uno sguardo più ampio, rivolgendosi ed attingendo dai mercati e le culture di tutto il mondo.

Da questo punto di vista, quello delle imprese, l’Italia si presenta come paese all’avanguardia, con dati molto positivi per quanto riguarda le esportazioni di prodotti naturali, specie per quanto riguarda l’esportazione di prodotti alimentari biologici (l’Italia è il primo esportatore mondiale in questo settore, con il 70% della produzione biologica nazionale che varca i confini nazionali).

Dati molto contrastanti provengono invece dal fronte dei consumi, come sottolineato da Stefano Boco, sottosegretario del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Se infatti siamo un paese molto evoluto per quanto riguarda l’utilizzo dei prodotti naturali per la cura della persona e della casa (come erboristeria o medicina naturale), siamo ancora molto indietro rispetto ad altri paesi europei come Germania o Inghilterra nei consumi pro-capite in settori come la stessa alimentazione naturale o il mercato equo e solidale. Da questo punto di vista siamo da un lato frenati dai prezzi ancora troppo alti, ma è anche vero che poco si è fatto per diffondere una cultura di consumi critici e sensibili alle tematiche sociali e ambientali. Da questo punto di vista sembra però che qualcosa cominci muoversi a livello politico e di governo: il programma dell’Unione prevede infatti delle misure atte a “colmare il ritardo dell’Italia rispetto ai principali Paesi europei in materia di riconoscimento giuridico delle medicine non convenzionali e delle discipline bio-naturali”. Le proposte dei Verdi, ribadite al SANA, prevedono una serie di iniziative coordinate che spaziano sulla ricerca e la formazione universitaria, su campagne di sensibilizzazione e informazione, sull’istituzione di un’apposita Commissione di ricerca e certificazione, nell’ambito di una legge quadro che giunga finalmente a disciplinare e supportare lo sviluppo in questo settore.

Il successo e la crescita della vetrina fieristica del Sana, in definitiva, si accompagnano alla auspicata maturazione di consumatori, imprese e istituzioni in direzione di un'economia responsabile e rispettosa delle tematiche sociali ed ambientali.

Massimo Basile - ICT Manager
m.basile@adasiamanufacturers.com