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22 giugno 2006

Cina e India riaprono l'antica via della seta lungo il passo di Nathula

Nel 1962, a causa della guerra sino-indiana era stata chiusa. Recentemente era stata utilizzata solo per un servizio postale a cadenza settimanale, a dorso di mulo. Oggi invece, dopo oltre 40 anni, è stato deciso: l’antica e celebre via della seta riapre. Una decisione che evidenzia ancora una volta l’epocale svolta che sta avendo luogo in estremo oriente, una svolta che proietta il continente asiatico nel futuro, in quello che ormai si delinea sempre più come il secolo asiatico.

Pechino (Cina) - governi di Pechino e New Delhi hanno raggiunto l’accordo: il 6 luglio sarà riaperto il passo di Nathula, a 4300 metri di altitudine sulla catena dell’Himalaya, praticamente a metà strada fra Lhasa, capitale del Tibet, e il porto indiano di Calcutta, circa 500 chilometri di distanza ciascuno.

La riapertura del commercio transfrontaliero aiuterà a mettere fine all'isolamento economico dell'area e svolgerà un ruolo centrale nel lancio dell'economia di mercato nell'area” - ha detto il vice-presidente del Tibet, Hao Peng, in alcuni commenti riportati dall’agenzia di stampa cinese Xinhua. L’accordo evidenzia la distensione dei rapporti fra i due stati più popolosi della terra e la loro volontà di cominciare a costruire un futuro economico fatto di cooperazione, scambi e politiche condivise.

Come accadeva del resto nei tempi antichi, quando dal piccolo villaggio himalayano di Nathula passavano continue carovane, collegando traffici e commerci di due mondi separati, quello occidentale e quello orientale. Fu percorrendo la via della seta che anche Marco Polo attraversò quel valico per arrivare alla corte del Kublai Khan. Il passo Nathula è sempre stato centrale nelle strategie dei grandi imperi commerciali. Dall'Ottocento fino ai primi del Novecento fu il fulcro della contesa fra l'impero britannico e la Russia zarista, entrambe interessate ad estendere le proprie sfere di influenza verso l'Asia centrale e la Cina. Il "Grande Gioco” fra Inghilterra e Russia, come veniva definito nel gergo delle cancellerie dell'epoca, si concretizzò in spedizioni militari drammatiche a 20 gradi sotto lo zero, scontri sanguinari e massacri di monaci innocenti. L'importanza della regione himalayana come vasto cuscinetto strategico tornò d'attualità nel 1962, con l'improvvisa guerra tra la Cina e l'India che spezzò brutalmente l'idillio tra Zhou Enlai e Nehru dentro il movimento dei non allineati. Le ferite di quella guerra hanno atteso 44 anni per rimarginarsi del tutto.

E a causa di quelle ferite i collegamenti bilaterali hanno tardato a svilupparsi: i pochi voli sino-indiani, ad esempio, fanno scalo a Hong Kong. Ma ora, di fronte alla formidabile convergenza di interessi economici fra i due paesi, il vecchio contenzioso perde importanza. La posta in gioco è altissima: New Delhi ha bisogno di vitalizzare la sua periferia orientale depressa, sogna di agganciarla alla locomotiva industriale cinese; la Cina a sua volta ha una crescita squilibrata a favore delle ricche regioni costiere, l’obiettivo ora è lo sviluppo delle vaste zone confinanti con il Vietnam e l'Asia centrale. Nell'area fra il sudovest della Cina e il nordest dell'India si concentrano enormi risorse strategiche: 200 miliardi di metri cubi di gas naturale, 1,5 miliardi di tonnellate di petrolio, 900 milioni di tonnellate di carbone.

La riapertura del passo di Nathula rappresenta il primo tassello di progetti grandiosi: la costruzione di una grande rete ferroviaria che colleghi fra la Cina con Delhi e Calcutta attraverso il Tibet; valanghe di asfalto da aggiungere al gigantesco network di autostrade (141.000 chilometri) in costruzione fra Cina, India, Vietnam, Thailandia, con sbocchi fino all'Asia centrale e l'Europa. Questi i piani dal premier cinese Wen Jiabao quando nell'aprile 2005, in visita alla Silicon Valley indiana di Bangalore, profetizzò che Cina e India costruiranno insieme il “secolo asiatico”. Una visione avveniristica e al tempo stesso un ritorno al passato: nel 1750 questi due paesi rappresentavano insieme il 57% della produzione manifatturiera mondiale, il loro interscambio era il baricentro dell'economia globale di allora. Nella ciclicità della storia quei tempi sembra proprio che stiano tornando.

Massimo Basile - Ricerche di Mercato, A.D. Asia Manufacturers