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27 giugno 2006

Enthusiastic Fashion e E-commerce, nuovi scenari nel settore della Moda

Quello della moda, come è risaputo, è il mercato più dinamico e complesso che ci sia. Chi opera nel settore dell’abbigliamento deve essere sempre ricettivo alle novità e alle tendenze e, per avere successo, deve essere capace di cavalcare le tendenze o, meglio ancora, anticiparle. E l’unico modo per riuscirci è stare costantemente alla finestra, pronti a fiutare ogni indicazione che può arrivare in qualsiasi momento da tutte le direzioni.

E al giorno d’oggi non è più sufficiente guardare ai riferimenti del proprio mercato, ai colossi come Gucci, Prada, Armani. Se dai grandi nomi e dalle loro blasonate passerelle gli stilisti delle piccole case di moda possono cogliere i riferimenti e le idee per le loro nuove collezioni, i reparti commerciali e di marketing invece devono essere sempre attivi nel ricercare nuove strategie e canali alternativi di vendita, sia per quanto riguarda il mercato degli utenti finali sia per quanto concerne il B2B.

Il Convegno “Le geografie del vestire”, organizzato lo scorso 4 e 5 maggio a Milano dal Centro per lo studio della moda e della produzione culturale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, in questo senso ha dato delle indicazioni interessanti. Spunti significativi sono arrivati da Louise Crewe, docente di Geografia Umana all’Università di Nottingham. “La creazione e il consumo di moda includono la costituzione della stessa vita sociale, coniugando globale e locale, intessendo relazioni fra il mondo dei soggetti e quello degli oggetti, ponendo questioni di necessità, di scelta e di cittadinanza. I vestiti costituiscono una categoria unica di beni, la loro vera materialità è data dal fatto che essi non si muovono attraverso il tempo e lo spazio in una relazione lineare (design, creazione, selezione, acquisto, uso e durata), ma attraverso i contesti corporei, nelle diverse forma della quotidianità dove essi vengono indossati. Gli abiti sono dunque indicatori di identità.” Sono le basi di quello che viene definito Enthusiastic Fashion. Il mercato della moda si va strutturando sempre più come un grande forum pubblico di dimensioni sempre più allargate, secondo i dettami della globalizzazione, basato su quelle caratteristiche di comunicazione comunitaria e di comportamenti entusiastici che sono tipici degli utenti del web, soppiantando l’oramai vetusto modello tradizionale della catena di produzione, distribuzione e consumo. Sempre di più quindi i consumatori-utenti sono coinvolti, attraverso canali virtuali di comunicazione come blog, forum, sms, sondaggi, nel processo creativo delle aziende di moda, rendendoli a tutti gli effetti co-autori delle linee e dei prodotti finali. E l’obiettivo dei produttori, come ha evidenziato la Crewe basandosi sullo studio della presenza web di soggetti come Levi’s e Oki-ni.com, e quello di inquadrare e guidare questi processi autonomi dei consumatori attraverso complesse campagne basate su visibilità del brand, strategie di pubblicità ambientale, creazione di data-base utenti (attraverso lo strumento della registrazione) e viral-marketing fondato sul passaparola.

In questo contesto diventa inoltre decisivo per le aziende accorciare il gap temporale che separa il consumatore dal momento comunicativo e dialogico a quello più prettamente commerciale, all’acquisto. In questa prospettiva emerge quindi sempre di più l’importanza della rete internet non solo come strumento di dibattito, confronto con l’utente e raccoglitore di informazioni e indicazioni di mercato, ma anche come effettivo canale di vendita, attraverso l’ e-commerce. Nel panorama delineato sono chiaramente avvantaggiate quelle aziende che, accanto alle attività promozionali e comunicative, danno anche la possibilità all’utente che con entusiasmo ha raggiunto il loro sito-web, magari seguendo un link segnalato nel forum della sua community o nel blog di un suo beniamino, di soddisfare quell’entusiasmo effettuando l’acquisto.

Certo, l’e-commerce. Ma quanto può essere redditizio il canale di vendita a mezzo web per le case di moda italiana? Se guardiamo prettamente al mercato italiano ci rendiamo conto che ancora una volta siamo indietro rispetto al resto del mondo occidentale. Il processo di recepimento da parte dei consumatori italiani dello strumento di acquisto elettronico è ancora nella sua fase iniziale, specie nel settore dell’abbigliamento, anche se segnali più positivi arrivano dal mercato dai Fashion Accessories, mentre per i capi più complessi i canali tradizionali rimangono ancora molto più affidabili. Ma comunque è necessario fare due osservazioni. La prima è di guardare al futuro, tenendo bene in mente le caratteristiche dell’Enthusiastic Fashion che sempre più prende piede. La seconda è di non dimenticare che attraverso il web il proprio mercato si allarga enormemente e, con adeguati accorgimenti, ci si può rivolgere a mercati come quello USA o del nord Europa, in cui da un lato l’utenza è oramai abituata all’acquisto elettronico e dall’altro i marchi italiani conservano, specie nel settore moda, una forza dirompente.

Come è ovvio nel XXI secolo a quelle aziende che vogliano emergere è richiesto di essere sempre in movimento e di ragionare su scala globale, sia dal punto di vista produttivo, ricercando in tutto il mondo la possibilità di produrre ai prezzi migliori senza perdere in qualità, sia da quello commerciale, muovendosi in più direzioni e su più mercati, sfruttando tutti i mezzi ICT disponibili. Queste strategie, unite ovviamente alla qualità del prodotto e a prezzi competitivi, nei nuovi scenari che si delineano, sono la base per avere successo in un mercato fra i più difficili che esistano.

Massimo Basile - Ricerche di Mercato, A.D. Asia Manufacturers

22 giugno 2006

Cina e India riaprono l'antica via della seta lungo il passo di Nathula

Nel 1962, a causa della guerra sino-indiana era stata chiusa. Recentemente era stata utilizzata solo per un servizio postale a cadenza settimanale, a dorso di mulo. Oggi invece, dopo oltre 40 anni, è stato deciso: l’antica e celebre via della seta riapre. Una decisione che evidenzia ancora una volta l’epocale svolta che sta avendo luogo in estremo oriente, una svolta che proietta il continente asiatico nel futuro, in quello che ormai si delinea sempre più come il secolo asiatico.

Pechino (Cina) - governi di Pechino e New Delhi hanno raggiunto l’accordo: il 6 luglio sarà riaperto il passo di Nathula, a 4300 metri di altitudine sulla catena dell’Himalaya, praticamente a metà strada fra Lhasa, capitale del Tibet, e il porto indiano di Calcutta, circa 500 chilometri di distanza ciascuno.

La riapertura del commercio transfrontaliero aiuterà a mettere fine all'isolamento economico dell'area e svolgerà un ruolo centrale nel lancio dell'economia di mercato nell'area” - ha detto il vice-presidente del Tibet, Hao Peng, in alcuni commenti riportati dall’agenzia di stampa cinese Xinhua. L’accordo evidenzia la distensione dei rapporti fra i due stati più popolosi della terra e la loro volontà di cominciare a costruire un futuro economico fatto di cooperazione, scambi e politiche condivise.

Come accadeva del resto nei tempi antichi, quando dal piccolo villaggio himalayano di Nathula passavano continue carovane, collegando traffici e commerci di due mondi separati, quello occidentale e quello orientale. Fu percorrendo la via della seta che anche Marco Polo attraversò quel valico per arrivare alla corte del Kublai Khan. Il passo Nathula è sempre stato centrale nelle strategie dei grandi imperi commerciali. Dall'Ottocento fino ai primi del Novecento fu il fulcro della contesa fra l'impero britannico e la Russia zarista, entrambe interessate ad estendere le proprie sfere di influenza verso l'Asia centrale e la Cina. Il "Grande Gioco” fra Inghilterra e Russia, come veniva definito nel gergo delle cancellerie dell'epoca, si concretizzò in spedizioni militari drammatiche a 20 gradi sotto lo zero, scontri sanguinari e massacri di monaci innocenti. L'importanza della regione himalayana come vasto cuscinetto strategico tornò d'attualità nel 1962, con l'improvvisa guerra tra la Cina e l'India che spezzò brutalmente l'idillio tra Zhou Enlai e Nehru dentro il movimento dei non allineati. Le ferite di quella guerra hanno atteso 44 anni per rimarginarsi del tutto.

E a causa di quelle ferite i collegamenti bilaterali hanno tardato a svilupparsi: i pochi voli sino-indiani, ad esempio, fanno scalo a Hong Kong. Ma ora, di fronte alla formidabile convergenza di interessi economici fra i due paesi, il vecchio contenzioso perde importanza. La posta in gioco è altissima: New Delhi ha bisogno di vitalizzare la sua periferia orientale depressa, sogna di agganciarla alla locomotiva industriale cinese; la Cina a sua volta ha una crescita squilibrata a favore delle ricche regioni costiere, l’obiettivo ora è lo sviluppo delle vaste zone confinanti con il Vietnam e l'Asia centrale. Nell'area fra il sudovest della Cina e il nordest dell'India si concentrano enormi risorse strategiche: 200 miliardi di metri cubi di gas naturale, 1,5 miliardi di tonnellate di petrolio, 900 milioni di tonnellate di carbone.

La riapertura del passo di Nathula rappresenta il primo tassello di progetti grandiosi: la costruzione di una grande rete ferroviaria che colleghi fra la Cina con Delhi e Calcutta attraverso il Tibet; valanghe di asfalto da aggiungere al gigantesco network di autostrade (141.000 chilometri) in costruzione fra Cina, India, Vietnam, Thailandia, con sbocchi fino all'Asia centrale e l'Europa. Questi i piani dal premier cinese Wen Jiabao quando nell'aprile 2005, in visita alla Silicon Valley indiana di Bangalore, profetizzò che Cina e India costruiranno insieme il “secolo asiatico”. Una visione avveniristica e al tempo stesso un ritorno al passato: nel 1750 questi due paesi rappresentavano insieme il 57% della produzione manifatturiera mondiale, il loro interscambio era il baricentro dell'economia globale di allora. Nella ciclicità della storia quei tempi sembra proprio che stiano tornando.

Massimo Basile - Ricerche di Mercato, A.D. Asia Manufacturers

05 giugno 2006

La crescita dell'India tra outsourcing e creatività

L'India è la seconda realtà per importanza tra i mercati emergenti più forti in area asiatica. Gli investimenti degli ultimi anni sulle infrastrutture e l'organizzazione/erogazione dei servizi, ora rafforzati dagli interessi Microsoft, stanno lanciando il Paese quale fondamentale Attore in area Asia. Una crescita che si riflette in settori tradizionali quali tessile e preziosi che oggi si ripropongo rinnovati e concorrenziali, pur mantenendo le caratteristiche costitutive che rendono uniche al mondo le produzioni indiane.

Jaipur (India) - Fare business in India non è certo una novità per le aziende occidentali. Le Piccole e Medie Imprese operano da anni sul mercato indiano, investendo sulla qualità dei settori tessile e preziosi. Si va da accordi diretti con le fabbriche a contratti triennali di forniture che vanno dalla manodopera di artisti di scuola vicentina (per la lavorazione dei preziosi) alla gestione di intere linee di produzione. L'outsourcing indiano ha radici decennali e, spesso e volentieri, riconducibili a partnership con PMI e liberi professionisti italiani. Ciò che è cambiato in questi ultimi due anni è la qualità degli investimenti e delle forniture di servizi commissionati a Terzi. La necessità di operatori qualificati è comune ad ogni mercato emergente. Una necessità primaria che forza il Paese a pianificare la formazione dei propri giovani e, in attesa di ottenere una forte base interna, ad investire in partnership occidentali che garantiscano la copertura del periodo di transizione necessario alla crescita auspicata.

Jaipur è un esempio (tra i tanti indiani) di come tradizione, outsourcing e ottimizzazione delle risorse possano interagire per dar luogo a scenari di business in linea con le esigenze del mercato globale. Capitale del Rajastan, la "città rosa" famosa per i monumenti e i palazzi che raccontano le storie di antiche caste e Maharaja - complessi monumentali come il City Palace oppure palazzi come l'Hawa Mahal (Palazzo dei Venti) - rappresenta da tempo il canale primario della trasformazione delle pietre grezze provenienti da tutto il mondo in semilavorati e lavorati senza paragoni nel rapporto qualità/prezzo. La tradizione vuole che le pietre vengano lavorate da artigiani esperti e forti di esperienze generazionali. D'altra parte, per far fronte alle richieste delle aziende occidentali, le aziende artigiane di Jaipur hanno dovuto adeguarsi al mutare del tempo. Il mercato delle pietre è diventato così un monopolio gestito da pochi colossi asiatici in grado di soddisfare, ad esempio, la maggior parte delle aziende italiane che hanno con la Città Rosa un filo diretto e permanente. Il grezzo arriva da ogni parte del mondo, acquistato in contanti dalle riserve minerarie e, una volta giunto a Jaipur, lavorato e tagliato attraverso l'outsourcing di aziende italiane (per la maggior parte) oppure tramite le prestazioni di mastri artigiani italiani cui viene demandata la gestione delle fabbriche deputate al taglio delle pietre. In queste fabbriche si formano le nuove generazioni di artigiani indiani, e non solo. Non sempre i tagli degli artigiani rispondono alle specifiche e alle caratteristiche stabilite dai mercati occidentali, così i tagli vengono trasferiti a Bangkok, commissionando il prodotto finito a fabbriche in grado di ottimizzare il primo lavoro artiginale. Questa sapiente gestione di risorse forma in nuovi manager indiani, i nuovi trader e i nuovi quadri commerciali necessari per gestire l'attività dell'azienda in un mercato competitivo qual'è quello thailandese. Questo modo di fare e gestire business offre alle nuove generazioni la possibilità di formarsi sul campo sotto la guida dei migliori esperti e professionisti asiatici, mantenendo viva la creatività e il dinamismo necessari per chi vuole muovere e fare business nei mercati emergenti.

A Jaipur il business dei semilavorati è considerato "in crescita" anche in mercati considerati stagnanti come quello italiano. Le partnerships con importanti realtà del sud-est asiatico offrono le garanzie necessarie affinché la richiesta di beni di lusso non subisca flessioni. Ogni Attore ha il suo ruolo di comprimario nel business delle pietre, garantendo in tal modo un rapporto qualità/prezzo senza paragoni al mondo che, grazie ai nuovi e forti investimenti del governo in infrastrutture e servizi, offre proiezioni a breve e medio termine molto positive. L'unico pericolo per il Mercato indiano è la speculazione selvaggia in risposta all'innalzamento dei prezzi determinato dalle Borse occidentali (e che spesso si riflette sulle orientali) causati da ingerenze politico-sociali-economiche di dubbio valore. Una speculazione contro cui l'India si tutela grazie all'asse commerciale con il sud-est asiatico, il mercato che meglio di ogni altro riesce ad adattarsi, sfruttando le "punte speculative" per offrire nuova spinta propulsiva ai settori interessati attraverso "porti franchi" quali sono ancora oggi Singapore e Hong Kong, quest'ultima tra le principali (se non la principale) porte di accesso al mercato cinese. L'India cresce perché non è un'isola nell'oceano dei mercati emergenti, ma parte di un continente che inzia dove finisce l'europa ed arriva dove sta sorgendo la prima potenza del terzo millennio.

A.D. Asia Manufacturers - Ricerche di Mercato

01 giugno 2006

Report trimestrale Juta 2/2006

Lavorare per produrre una conoscenza approfondita e tempestiva del mercato di riferimento e per fornire un supporto completo all'interpretazione dei risultati delle ricerche di mercato e per il 'decision making'. Queste le carattaristiche costitutive del gruppo Ricerche di Mercato della A.D. Asia Manufacturers e dei Report dedicati alle aziende e fabbriche italiane e straniere su singoli materiali o su gruppi d'interesse personalizzabili a richiesta.

Roma - E' in fase di realizzazione il report Juta relativo al secondo trimestre 2006. Un abstract del report è visionabile qui. Il report sarà disponibile a partire dalla prima settimana di Luglio e potrà essere richiesto on-line contattando Massimo Basile - PR & C. AdAsia - all'indirizzo e-mail massimo.basile@adasiamanufacturers.com oppure telefonando al numero +39.0677250991.

Il report è realizzato dal gruppo Ricerche di Mercato di A.D. Asia Manufacturers - Sede di Roma che si avvale della consulenza di esperti nel settore per disegnare gli scenari attuali del mercato Juta attraverso indagini di mercato per categorie merciologiche quali, a titolo indicativo e non esaustivo: gadget, packaging, sacchi agro-alimentari, borse, filato, tessuto, ribbons.

"In questo report" - spiega Luca Dolcemascolo, Direttore vendite AdAsia - "abbiamo dedicato maggiore spazio alle proiezioni di categorie merciologiche inquadrabili in gadget e packaging in generale, verso cui si è riacceso l'interesse sia del nostro parco clienti che delle aziende che ci richiedono un contatto preliminare". "L'area packaging" - dice Paolo Capitani, CEO AspCode.it e Project Manager AspCodeHost.com, la cui società è commissionata per la gestione della fornitura web di www.adasiamanufacturers.com - "Sta diventando una delle nuove priorità nell'attività on-line di AdAsia, e per questo necessita di spazi adeguati all'interno della struttura web. In accordo con AdAsia attendiamo la conclusione del report per operare le modifiche al sito che, allo stato attuale dei fatti, sembrano essere necessari per garantire un maggiore coinvolgimento durante l'esperienza di navigazione del visitatore".

Per maggiori informazioni:

Massimo Basile - PR & C. AdAsia
e-mail: massimo.basile@adasiamanufacturers.com
tel: +39.0677250991